|

Parla Cesare Lanza , giornalista,
regista e autore televisivo. Che dice la sua su stampa e salotti
La tv trash? Meglio della politica
Sul piccolo schermo va in onda la vita di tutti i giorni

DI FRANCESCA SOTTILARO
Il trash nei programmi? «Non esiste, peggio sono certi atteggiamenti
giornalistici». La stampa oggi? «Fare il direttore è come entrare in
una casa con pericolo d'incendio costante». Il grande amore? «Il
cinema». Cesare Lanza, scrittore, regista (con La
perfezionista), autore di programmi di successo per le reti Mediaset
e degli ultimi Sanremo-sbanca audience, nonché giornalista, dice la
sua su giornali e tv dopo aver ritirato diversi riconoscimenti per
la suo opera prima al cinema e dopo che ieri su Internet sono
dilagate voci di un suo allontanamento da parte di
Piersilvio Berlusconi dal reality La Tribù condotto da
Paola Perego a causa dello stile troppo trash.
Domanda. Dottor Lanza a Mediaset la giudicano troppo
«trash»?
Risposta. Tutte storie, non ho nessun contratto e sono un libero
professionista. Il trash riguarda tutti, come riguardano tutti le
vittorie o le sconfitte, ma di sconfitte dal punto di vista degli
ascolti non ce ne sono mai state.
D. Doveva andare alla Tribù?
R. Forse c'era un'aspettativa disattesa, perché assieme
abbiamo fatto bellissime cose, ma mi è stato offerto di fare il
Festival ecco tutto. Non corro dietro ai veleni e stimo troppo Paola
Perego.
D. Secondo alcuni sarebbe Berlusconi jr ad averla «cacciata
a calci»...
R. Solo l'idea mi fa sorridere. Se la notizia fosse vera ne
creerebbe subito un'altra per la mia reazione (ride), e ribadisco
non sono mai stato della squadra di quel reality. Anche se poi non
si contano i lavori svolti assieme per quattro anni, da Buona
domenica al Senso della vita, poi Questa domenica, La talpa, La
fattoria. Diciamo che sono sempre stato trattato con un rapporto di
fiducia, oserei dire privilegiato perché, per carattere, svolgo i
miei incarichi in maniera aziendalista.
D. Secondo lei siamo di fronte a una normalizzazione dei
palinsesti Mediaset e dello stile in tv?
R. Non c'è niente da normalizzare, e poi le critiche
arrivano da chi di mestiere fa critica e sempre dai giornali. Quello
che va in onda è condiviso tra dirigenti, autori e conduttori. Le
polemiche e le accuse nascono sulla carta stampata.
D. Parlando di trash in questi anni se ne sono viste di
tutti i colori: veline e veloni, divorzi in prime time, botte in
diretta. Qual è il salotto più improbabile secondo Cesare Lanza?
R. Non c'è da scandalizzarsi della realtà di tutti i
giorni, semmai più volgare e scandaloso di quello che si vede in tv
sono le polemiche che investono il mondo politico.
D. Fosse direttore della Rai per un giorno e le dessero la
possibilità di realizzare finalmente la sua idea di televisione,
cosa manderebbe in onda?
R. In Rai ho lavorato quasi 12 anni. Là mi piacerebbe fare
un programma oggettivo di informazione giornalistica, laddove ci
sono solo programmi di parte.
D. Si spieghi meglio..
R. Mediaset è un'azienda privata e risponde agli azionisti,
la Rai risponde al potere politico di turno e i programmi riflettono
questo stato di cose. Da Santoro a Vespa e fino a Ballarò si
risentono i limiti imposti dal clima ricorrente ai professionisti.
D. Non sembra però che Vespa sia mai stato messo sotto
pressione...
R. Beh, lui dice da Padre Eterno quella che è la situazione
politica: è un modo di gestire la situazione e non a caso Porta a
Porta viene chiamato la terza camera dopo quella dei deputati e il
Senato. Ma lui, a suo tempo, fu il primo a dire «Il mio azionista è
la Dc». Creò scandalo, lo si poteva criticare certo, ma diceva
indubbiamente la verità.
D. Ultimamente la si è vista più in tv o sul set da regista.
Se dovesse tornare a fare il giornalista che cosa le piacerebbe
fare?
R. L'editore del mio quotidiano ideale dovrebbe essere
interessato solo alle sorti del giornale senza nessun
condizionamento politico facendo libere scelte in buona fede, anche
sbagliando.
D. E com'è la stampa di oggi?
R. L'interesse editoriale è automaticamente secondario, ma
la situazione non reggerà ancora per molto: esploderà e azzererà
tutto. Quando prendo un taxi o vado al mercato, tra le news «di
letto» e quelle sull'autunno caldo imminente le persone ridono con
le prime, ma poi parlano di disoccupazione, sanità, casini.
D. Nel frattempo, però, da una mano a chi nell'informazione
vuole entrarci..
R. Ho fondato l'Accademia Studio 254 a
Roma, perché ricevevo moltissime richieste da aspiranti candidati su
ogni fronte dello spettacolo. E i nostri ragazzi hanno tutti trovato
una sistemazione.
D. Da direttore di giornali (fra gli altri Il Secolo XIX a
30 anni e La Notte) lei ha scoperto, assunto e lanciato giovani, che
si chiamavano Massimo Donelli, Ferruccio de Bortoli, Gian Antonio
Stella, Edoardo Raspelli, Gigi Moncalvo. Come li
vede oggi?
R. Tutti al vertice e fanno al meglio il loro lavoro. Oggi
dirigere un giornale è come entrare in una casa con un pericolo
costante di incendio. Il poverino o l'eroe della situazione con
intelligenza, scaltrezza o abilità tiene a bada il fuoco e poi pensa
a gestire la casa, cioè le informazioni.
D. La libertà di stampa è tirata per la giacca. Come la
mettiamo con la libertà di spettacolo?
R. È una situazione analoga. Ci sono temi e situazioni che
non si possono affrontare con disinvoltura in tv nemmeno con la
comicità, il grottesco o l'imitazione. Non c'è nulla di nuovo, ma se
poi questa lacuna e questa mancanza di fermento si estendesse anche
ai teatri...
D. A proposito di teatro, l'Ariston l'attende. Che Sanremo
ci aspetta?
R. La Clerici è un personaggio ideale perché trasversale e
anche capace di spregiudicatezza. Certo, sono finiti gli anni '50 in
cui erano gli autori a scegliere chi conduceva. Se dovessi pescare
un conduttore penserei alla Perego, lombarda laboriosa che sa fare
gioco di squadra, poi a Fiorello se si degnasse e ancora a Paolo
Bonolis. Senza dimenticare che a Sanremo ci vuole solo fortuna, la
stessa che è mancata a un'altra big: Simona Ventura.
D. Diciamo la verità, però, alla fine è il cinema che tiene
più a cuore..
R. È vero, anche se è un mondo difficile e le sorti del mio
film «La Perfezionista», stroncato dalla critica e da una scarsa
ditribuzione, sono poi state rovesciate grazie al passaparola e al
mio impegno di diffonderlo nella penisola per cineclub e
intenditori.
D. Cambia il vento?
R. Per ora abbiamo appena portato a casa due premi: il
Cristoforo Colombo, dopo una proiezione al Teatro Carlo Felice di
Genova, e a L'isola del cinema 2009 per l'Opera prima chiudendo
anche il festival sul Tevere.
ITALIA OGGI, 09-09-09
|